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Arriva il castiga contante

Secondo quanto anticipato dall’agenzia di stampa TMNews il governo sta valutando il contenuto del “Decreto Sviluppo 2”, indirizzato alla crescita digitale del Paese. Tra le molte novità fa discutere la norma che impone agli esercenti, anche di servizi e artigiani, di accettare pagamenti con bancomat, carte di debito e prepagate per importi superiori ai 50 euro. Questo a partire dal luglio 2013.

La formulazione allo stato è abbastanza ambigua, perché una cosa è l’obbligo di accettare, un’altra è obbligare a pagare con la carta. Lo scopo è scoraggiare l’uso del contante anche ai fini dei controlli fiscali. Il governo sarebbe intenzionato a estendere successivamente il pagamento elettronico sotto i 50 euro e favorire l’uso di mezzi mobili di pagamento, attraverso tablet e smartphone.

Levata di scudi di molte associazioni di consumatori e di commercianti. Fin quando non si provvederà ad abbattere i costi di commissione e non verranno individuate modalità di accesso agevolato e garantito per pensionati e redditi minimali, la norma castiga contante sembra favorire esclusivamente banche e circuito del credito a scapito di acquirenti ed esercenti

 

Patente a punti per i locali della movida

La patente a punti per i locali dei centri storici più interessati alle movide post serali sta affermandosi in giro per l’Italia. Le prime amministrazioni a stringere un patto duraturo con gli esercenti dei locali della movida sono state quelle di Torino e Firenze. Ci stanno seriamente pensando Roma e altre medie città come Palermo, Bari, Brescia, Napoli, Catania, Pisa, Udine. Facendo presupporre che il modello è destinato ad allargarsi un po’ dovunque, come spesso succede.

Il meccanismo della patente per i locali, con qualche variazione da città a città, è semplice. Ogni esercente che aderisce ha  disposizione 20 punti. Chi deroga alle regole stabilite perde punti, chi si comporta bene li guadagna.  Per esempio vengono sottratti 5 punti a chi offre alcolici fuori dagli orari stabiliti, a chi vende bevande a clienti che poi li consumano rumorosamente fuori dal locale, a chi non tiene pulito l’esterno del locale, rumori all’esterno tra le 23 e le 8, 3 punti a chi è sprovvisto del kit alcolemico, a chi non svuota i contenitori per i rifiuti e così via.

Come sempre succede, c’è chi è d’accordo chi non è contento. In linea generale i gestori sono soddisfatti perché aderendo agli accordi vengono in via secondaria aumentati i tempi di controllo da parte delle forze dell’ordine e della polizia municipale. C’è viceversa chi sostiene che spesso si perdono punti per situazioni che esulano dalla responsabilità diretta dei gestori e del personale del locale.

 

La crisi dei piccoli negozi secondo il Corriere

Riportiamo, per l'interesse che può suscitare e per la grande evidenza concessa, l'analisi che Dario Di Vico ha scritto per il Corriere della Sera di lunedì 3 settembre 2012.

Al rientro dalle ferie diverse segnalazioni che arrivano dalle città parlano di negozi che non riapriranno a causa della crisi e sottolineano come una buona parte di essi sia ubicata nei centri storici. Dove del resto i cartelli «vendesi» o «affittasi» si sprecano.

Le segnalazioni da parte dei lettori dimostrano come le serrande chiuse si prestino più di altri simboli a incarnare il racconto della recessione, a rappresentare la prova provata della riduzione delle attività economiche. I dati riferiti al 2011 parlano di 105 mila negozi chiusi in Italia ma segnalano anche come l'anno scorso il commercio sia rimasto ancora un settore attrattivo agli occhi di chi cercava disperatamente un lavoro. Nello stesso periodo di tempo sono state infatti oltre 70 mila le nuove iscrizioni. Nel 2012 il trend delle chiusure è stimato in accelerazione. La Cgia di Mestre fa una previsione di 150 mila negozi chiusi a fine anno per l'effetto combinato di recessione e tassazione Imu. Le associazioni di categoria del commercio, oltre a lanciare periodici allarmi sullo stato del settore, hanno messo in guardia il governo Monti dal procedere sulla strada di un nuovo aumento dell'Iva, peraltro già deciso ma giudicato mortale per la tenuta dei consumi e più in generale del mercato interno. Sembra che a palazzo Chigi abbiano capito e stiano lavorando proprio per tentare di scongiurarlo.

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Domenica 02 Settembre 2012 15:31

Le case costano troppo

Che le case costassero tanto era cosa risaputa e di comune dominio. Ma a certificare che le case costino troppo arriva adesso una indagine del Centro studi Confindustria secondo la quale per allineare il costo degli immobili alle reali possibilità di acquisto dell’italiano medio occorre che il loro prezzo scenda di un ulteriore 7%. Ulteriore perché, considerando il periodo 2008-2010, i prezzi delle case hanno subito un decremento di oltre il 10%. Nonostante ciò, i prezzi ancora non si sono allineati con le reali possibilità della famiglia italiana. E’ possibile, ma non certo, che nel corso del 2013 l’allineamento possa realizzarsi.

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Passa la fiducia al Governo sul Decreto Sviluppo

La Camera in mattinata ha confermato la fiducia al governo sul decreto sviluppo con 475 voti a favore, 80 contrari e 9 astenuti. I lavori dell'Assemblea di Montecitorio proseguono con l'esame degli ordini del giorno al testo. Il voto finale sul decreto in serata, con le dichiarazioni di voto previste per le 19 in diretta tv.

Mercoledì 25 luglio le operazioni di voto a Montecitorio.  Il governo ha posto la questione di fiducia sul decreto legge 22 giugno 2012 n. 83 recante misure urgenti per la crescita del Paese sul testo uscito dalla Commissione Bilancio della Camera.

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