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Raccomandata non ritirata perché in malattia: che succede? PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 08 Ottobre 2017 17:24

9 ottobre 2017

poste 180La compiuta giacenza si forma solo se il destinatario della raccomandata non dimostra di essere stato impossibilitato a ritirare la busta. 

Chi non ritira volontariamente una raccomandata subisce tutte le conseguenze della propria inerzia. Difatti, la busta si considera comunque consegnata, anche se il destinatario non ne ha preso effettiva conoscenza, sia che ciò avvenga per sua colpa (dimenticanza, trascuratezza), che per sua volontà (deliberata scelta di non ritirare alcuna raccomandata) o che per obiettivi ostacoli (una malattia momentanea o le vacanze al mare). È questa la cosiddetta compiuta giacenza che si forma dopo un mese dal deposito della lettera presso l’ufficio postale. Gli effetti della comunicazione, quindi, si producono ugualmente e, ad esempio, la multa non può più essere impugnata, la cartella di pagamento diventa definitiva, il licenziamento efficace, il contratto di affitto disdettato, il decreto ingiuntivo diviene esecutivo e il creditore può intraprendere il pignoramento, ecc.
Ma che succede a chi non può ritirare la raccomandata perché oggettivamente impossibilitato? Immaginiamo una persona in malattia o ricoverata in ospedale. Quale colpa può avere chi non è a casa e non può né aprire la porta al postino, né ritirare dalla cassetta delle lettere la famosa comunicazione di «avvenuto deposito», che viene lasciata tutte le volte in cui la prima consegna della raccomandata non riesce? A chiarirlo è stata una recente sentenza della Cassazione [1].
Raccomandata non ritirata dal malato Secondo la Corte, la raccomandata può essere portata a conoscenza del destinatario tramite la procedura della «compiuta giacenza», ossia il deposito per 30 giorni presso l’ufficio postale tutte le volte in cui il destinatario della lettera non è a casa quando passa il postino. Resta sempre necessario informarlo della possibilità di ritirare la raccomandata con una comunicazione immessa nella cassetta delle lettere. Pertanto la raccomandata si presume conosciuta dal destinatario nel momento in cui giunge, all’indirizzo del destinatario [2]. Con l’avvenuta «compiuta giacenza» si producono tutti gli effetti della comunicazione. Tuttavia tali effetti non si producono se il destinatario dimostra di essere stato, senza sua colpa, nell’impossibilità oggettiva di averne avuto notizia. È il caso di chi si trovi in coma o ricoverato in ospedale per diverse settimane. È necessario però provare non solo di non aver potuto ritirare la raccomandata dalle mani del postino, ma anche di non aver mai preso conoscenza della comunicazione di avvenuto deposito della busta presso l’ufficio postale. Chi invece è a conoscenza della giacenza del plico, ma non ha potuto ritirarlo (come nel caso, ad esempio, l’anziano con difficoltà di movimento) non può essere scusato; egli infatti, sapendo che c’era della posta da prelevare, poteva incaricare qualcuno. Il destinatario deve essere del tutto girano sia del fatto che il postino ha tentato di consegnare la raccomandata, sia della presenza della comunicazione di giacenza nella buca delle lettere.
• note
• [1] Cass. sent. n.. 23260/17 del 5.10.2017.
• [2] Art. 1335 cod. civ.